Monovocalismo

20 de setembro de 2009 às 22:26 | Publicado em O que é o Oulipo | 1 Comentário

da Raffaele Aragona,

Oplepiana. Dizionario di Letteratura Potenziale, Zanichelli, Bologna, 2002

 

 

 

 

MONOVOCALISMO

 

Un intero testo viene scritto (o “tradotto”) utilizzando una sola delle cinque vocali: un lipogramma, in effetti, nelle quattro vocali bandite. Si tratta di una struttura molto utilizzata, anche al di fuori dell’àmbito specifico oulipiano o oplepiano.1

 

 

1     Il monovocalismo è stato utilizzato dagli oulipiani in vario modo. A Georges Perec si deve un testo What a man! (1980) nel quale la sola vocale adoperata è la a; ma prima di questo lo stesso Perec aveva scritto Les Revenentes (1972), un racconto monovocalico in e e, un anno più tardi, realizzò anche un monovocalismo in o: Morton’s ob.

     Jacques Roubaud volle spostare il tiro componendo un «monofonismo», un poema dal titolo Deux bœufs, deux freux, del quale questo è un piccolo estratto:

Ce que je veux, je ne le peux

Ce que je peux, je ne le veux.

     Jacques Jouet, invece, ha voluto estendere l’uso del monovocalismo alla critica letterari con un testo intitolato “Les sept règles de Perec” (La Bibliothèque Oulipienne, vol. 3), che così inizia:

«En présence des textes de Perec, je cherche d’emblée le sens de l’ensemble, le centre de cette sphère révérée, germes et semences. Espèce d’élève blême en dette envers Perec, je prends les rênes et me sers de menées de même genre. Je tente de mettre en scène les mêmes gestes, de répéter le mêmes percées… Je dépense les rentes de Perec…».

 

 

(…)

 

 

Su un testo musicale della compositrice Lucia Ronchetti e per l’ensemble tedesco «Neue Vocalsolisten», Ermanno Cavazzoni ha scritto una sorta di madrigale che si svolge attraverso il dialogo intessuto da sei personaggi (5 cuochi ed un’assistente); le voci dei cuochi sono caratterizzate dal monovocalismo. Il basso profondo, per esempio, rappresenta il cuoco più importante e famoso del gruppo: consulta solo testi latini, utilizzando esclusivamente parole con la vocale u, intervenendo con brevi e sarcastici commenti. Dopo di lui è l’assistente-interprete, soprano lirico, ch’è l’unica voce libera dalla gabbia monovocalica e rappresenta perciò una sorta di fil-rouge tra tutte le voci e le vocali.

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